La costruzione della torre civica di Castellucchio risale al 900. Alta circa 24 metri e con base quadrata (8 x 8 metri), riporta le classiche merlature e, subito sotto, la cella campanaria. Questa grande stanza ha su ogni lato una trifora che permette al suono delle campane di espandersi. Posta sul punto più alto del paese, piazza Arturo Pasotti, costituisce ancora oggi porta d’accesso al borgo Castello. Viene catalogata tra le costruzioni tipicamente difensive; la sua posizione permetteva infatti la protezione del territorio dalle incursioni dei Visconti di Milano e dai cremonesi. Castellucchio, in quei tempi, era una grossa corte e pertanto facilmente attaccabile per ruberie. Nel 1100 la torre pare fosse di proprietà della famiglia Canossa, che la fortificò con grosse mura, camminamenti e torri di guardia. E’ documentata la prima incursione subita ad opera di Feltrino Gonzaga (1359) venuto da Reggiolo con 300 cavalieri e 200 fanti per rubare nei possedimenti dei suoi parenti. Lodovico Gonzaga (1370-80) rafforzò le fortificazioni esistenti nel Mantovano e ne costruì di nuove per difendersi dagli assalti di Bernabò. Anche la torre di Castellucchio beneficiò dei lavori di miglioria. Successivamente assalti sono segnalati nel 1514-1516, in occasione della guerra tra francesi e veneti da una parte, spagnoli e austriaci dall’altra. Nel 1707, l’amministrazione austriaca prese possesso del ducato dei Gonzaga, esaminò lo stato di torri e castelli per una più funzionale organizzazione della strategia militare. La torre di Castellucchio vista la precaria staticità, venne elencata tra le fortezze da demolire. Si iniziò con l’abbattimento delle mura di cinta. Il materiale ricavato venne impiegato per consolidare e fortificare i castelli e le residenze dei nobili vicini. L’ingegner Jacopo Martinelli nel 1844, su incarico dell’amministrazione comunale, operò notevoli interventi per rafforzarla e ne modificò anche l’aspetto. Il tetto venne abbassato – in origine sormontava le merlature – e fu realizzata la cella campanaria con relativa intelaiatura in ferro. Le campane del paese furono fuse nel 1844 da Pietro Cavadini e figli e benedette dal vescovo. Il loro peso varia dagli 800 ai 240 chilogrammi. Si chiamano San Giorgio la prima, in onore del patrono del paese; San Vincenzo la seconda; Santa Maria la terza (di proprietà del comune); San Francesco d’Assisi la quarta e San Giovanni Battista la quinta. Il concerto di queste campane è sulla nota fondamentale do maggiore. Nel 1978, venuta a mancare l’opera manuale del campanaro fu installato un impianto elettrico. La ditta Melloncelli di Sermide automatizzò il suono delle campane. L’orologio solare "meridiana" – contrapposto a quello meccanico – reca la scritta latina: "dividit umbra diem" (l’ombra divide il giorno). La lapide che si affaccia a piazza Pasotti (molto malandata e solo nella parte finale decifrata) porta la scritta: "Nel 1844/ unendosi a questo municipio/ la fabbriceria parrocchiale/venne ristrutturata/ed a miglio vita/ridotta". Nel 1987 l’amministrazione comunale ha deciso importanti lavori di restauro conservativo della torre. L’architetto Paolo Barsoni ha diretto i lavori di ristrutturazione tenendo conto dell’idoneità d’uso (sede della biblioteca, sala mostre e museo) ma conservando il più possibile l’identità storica. Sono state recuperate le feritoie esistenti nei lati pieni, la scala in mattoni che da sulla strada, la scala in legno alla "cappuccina" per i piani superiori, le travi portanti dei solai.

Iscrizione lapidea che ricorda la ristrutturazione della torre civica nel 1844
Macchina dell'orologio di origine settecentesca anticamente istallata sulla torre. Restaurato nel 1891 dall'artigiano Vittorio Ferrari.
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