Dialetto e autori

Parlare del dialetto mantovano, come per il resto di tutti i dialetti, si rischia di avventurarsi in mondo ancora per certi versi inesplorato, ma soprattutto molto ingarbugliato, dove rimane difficile slegare tutti i nodi, e rendere con chiarezza una esauriente esposizione. Ritengo che innanzitutto il dialetto è essenzialmente una lingua parlata, ed io che scrivo di dialetto, lo constato sempre più. Nessuno di noi l’ha letto ed imparato sui libri, ma è stato un apprendimento che è nato con noi, con la nostra crescita, in particolar modo in famiglia fra le mura di casa. Se andiamo a leggere vari autori che in passato ed ancora oggi affrontano l'argomento, si trovano profonde divergenze nel modo di scrivere, e di conseguenza trovare riferimenti univoci. La differenza poi che si incontra nel cercare di affrontare le varie espressioni che cambiano continuamente, anche nel loro significato, spostandosi di qua e di la della provincia rendono ancora più ardua la ricerca. Le influenze poi date dalle vicinanze venete ed emiliane, dove la nostra provincia si incunea, si "aggrappa" quasi a volere avere più identità, e non ultime le dominazioni francesi e germaniche completano il quadro. La città di Mantova, luogo che meglio di tutti gli altri ha subito meno "inquinamenti", e che dovrebbe in teoria essere il centro del vero dialetto mantovano, ha purtroppo oggi perso questo privilegio. Non voglio avventurarmi nel cercare i motivi di questa "caduta", credo possiamo facilmente individuarli. Se oggi (incö) non (ogi), vogliamo trovare un'alternativa che possa in qualche modo sostituire la città di Mantova, soprattutto nella genuinità della parlata ed anche con meno influenze esterne, possiamo individuare i luoghi compresi fra i Comuni di Castellucchio e di Marcaria. Luoghi questi, dove il dialetto è ancora molto vivo, ma soprattutto ha conservato la sua parlata originale. A difendere la parlata locale ci sono importanti confini naturali: a sud il fiume Oglio, ad est il famoso Serraglio dei Gonzaga che partiva da Borgoforte e terminava a Curtatone; mentre a nord il fiume Mincio, e se vogliamo proprio chiudere il cerchio, ad ovest la strada Postumia. Questi i paesi, o i borghi che ho individuato in questo territorio: Castellucchio, Rodigo, Rivalta sul Mincio, Grazie, Buscoldo, San Lorenzo, Gabbiana, Pilastro, Cesole, Canicossa, Campitello, San Michele in Bosco, Marcaria, Casatico, Ospitaletto, Gafurro e Sarginesco . La centralità di questo territorio lo disegna un rombo formato dai paesi di Castellucchio, Sarginesco, Ospitaletto e Gabbiana. Chi meglio di questo luogo ha preservato il dialetto mantovano? Ad avvalorare questa esposizione, e per consolidare la tipicità del nostro dialetto locale, vi sono le numerose compagnie teatrali racchiuse in questo territorio, che dalla fine degli anni sessanta ad oggi si sono cimentate in tantissime commedie dialettali. La diffusione di queste compagnie ha generato anche diversi autori, che hanno riversato fiumi di parole racchiuse in quasi sessanta commedie. Dal 1969, quando un gruppo di giovani guidati da Fosco Baboni e Lino Predari  di Castellucchio, che oltre ad essere autori di commedie sono anche attori e registi, fondarono la compagnia del G.A.D. CASTELLUCCHIESE, l’ascesa del teatro dialettale locale non ha avuto più soste.  Molte compagnie si sono alternate, ma soprattutto autori che si sono distinti nella creazione di numerosi copioni ancora oggi rappresentati. Primo fra tutti il compianto Fosco Baboni, brillante autore di Castellucchio che insieme a Lino Predari, altro autore Castellucchiese, sono stati i veri motori trainanti a diffondere e a preservare il dialetto locale e a dare gli input per far crescere altri autori come Franco Zaffanella di Gabbiana, Cirillo Chittolina di Sarginesco, e Oliviero Cervi con Danilo Ventrice di Castellucchio. Quella di Castellucchio è una caratteristica che sicuramente non ha eguali in provincia di Mantova. Le tradizioni, il dialetto, richiamano al nostro  passato, che non è poi così lontano, ma vicinissimo, tanto da sentirne gli odori, i sospiri, le maledizioni di questa gente che cammina ancora qui con noi , senza che noi ce ne accorgiamo.

 

Franco Zaffanella

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