Castellucchio

 

Il nostro paese, avrebbe origini molto antiche e lo proverebbe il fatto che negli scavi compiuti intorno alla torre sono venuti alla luce oggetti dell’epoca romana, come monete, anfore, lucerne,capitelli, ora conservati nel museo di Mantova. Il nome stesso, Castellucchio, deriverebbe secondo alcuni da “Castrum Lucii” o “Castrum Luculli” – Castello di Lucio o di Loculo – console romano che qui si sarebbe accampato. Secondo altri – e sono i più – Castellucchio sarebbe di epoca più recente e il suo nome deriverebbe da un piccolo castello (Castelluccio – Castellunculum) sorto attorno al mille sopra un’altura, attorniata da profondi fossati e munito di due ponti levatoi. In seguito, nelle vicinanze di questo luogo fortificato, si moltiplicarono a poco a poco le case e si formò così una grossa borgata capoluogo del Comune.

La costruzione della torre civica di Castellucchio pare risalga al IX secolo. Alta circa 26 metri e con una base quadrata, riporta le classiche merlature e, subito sotto, la cella campanaria. Questa grande stanza ha su ogni lato una trifora che permette al suono delle campane di espandersi. Posta sul punto più alto del paese, piazza Arturo Casotti, costituisce ancora oggi porta d’accesso al borgo Castello. Viene catalogata tra le costruzioni tipicamente difensive; la sua posizione permetteva infatti la protezione del territorio dalle incursioni dei Visconti di Milano e dei cremonesi. Castellucchio in quei tempi, era una grossa corte e pertanto facilmente attaccata per ruberie. Nel 1100 la torre era di proprietà dei Canossa, che la fortificò con grosse mura, camminamenti e torri di guardia. E’ documentata la prima incursione subita ad aopera di Feltrino Gonzaga (1359) venuto da Reggiolo con 300 cavalieri e 200 fanti per rubare nei possedimenti dei parenti. Ludovico Gonzaga (1370-80) rafforzò le fortificazioni esitenti nel Mantovano e ne costruì di nuove per difendersi dagli assalti di Bernabò Visconti. Anche la torre di Castellucchio beneficiò dei lavori di miglioria. Nel 1707 l’amministrazione austriaca prese possesso del Ducato dei Gonzaga, esaminò lo stato delle torri e castelli per una più funzionale organizzazione della strategia militare. La torre di Castellucchio vista la precaria staticità, venne elencata tra le fortezze da demolire. Si iniziò con l’abbattiemnto delle mura di cinta, il materiale ricavato venne impiegato per consolidare e fortificare i castelli e le residenze dei nobili vicini. La torre venne risparmiata e l’ingegnere Jacopo Martinelli nel 1844, su incarico dell’amministrazione comunale. Operò interventi per rafforzarla e ne modificò anche l’aspetto. Il tetto venne abbassato (in origine sormontava le merlature) e fu realizzata la cella campanaria con relativa intelaiatura in ferro. Le campane del paese furono fuse nel 1844 da Pietro Cavadini e figli e benedette dal Vescovo. Sino al 1978 nella torre campanaria, al 1° piano, abitava il campanaro. Questo signore aveva l’incarico di suonare le campane per informare gli abitanti sugli avvenimenti del giorno. All’alba le campane annunciavano che tempo c’era, poi l’orario della scuola, i funerali, le messe, i matrimoni ed altro fino al suono dell’Ave Maria che chiudeva la giornata. Da piazza Arturo Pasotti, su una lapide posta a sinistra dell’arco, è possibile leggere la scritta: “D.O.M. (Deo Optimo Maximo – a Dio Ottimo e Massimo ) Nel 1844 unendosi a questo municipio la fabbriceria parrocchiale venne ristrutturata ed a miglior forma ridotta”. L’architetto Paolo Barsoni ha diretto gli ultimi lavori di ristrutturazione avvenuti nel 1985 tenendo conto dell’idoneità d’uso (sede della biblioteca, archivio, museo delle armi, sala mostre) ma conservando il più possibile l’identità storica. Sono state recuperate le feritoie esistenti nei lati pieni, la scala in mattoni che da sulla strada, la scala in legno alla “cappuccina” per i piani superiori, le travi portanti dei solai.

 

I BORGHI

 

I borghi sono il più antico modo per identificare una parte del paese in modo approssimativo. A Castellucchio ne esistono sei che, oggi stanno scomparendo in seguito alla ristrutturazione urbanistica delle vie.

 

Borgo “Cu di frèr”: si chiama così perché nel borgo c’erano dei fabbri dediti per lo più a ferrare gli zoccoli dei cavalli, Si trova all’inizio del paese, per chi viene da Mantova, e termina in prossimità di via 2 giugno, la strada che porta a Sarginesco.

 

Borgo “Piasa”: Comprende il nucleo centrale del paese addossato alla chiesa. Racchiude la parte del paese posta tra via due giugno, via Marconi, via Roma.

Borgo “Crest”: Il nome è legato all’edicola col crocefisso che si trova vicino alle scuole elementari e più precisamente all’inizio di via Carrobbio. E’ la zona che delimita la fine del paese verso sud’ovest sulla strada statale per Cremona.

 

Borgo “Castèl”: E’ il borgo più piccolo del paese ma comprende la parte più alta, dove sorge la torre civica.

Borgo “Landini”: A memoria d’uomo non si sa il perché di questo nome. E la parte di paese vicino alla stazione ferroviaria.

 

Borgo “San Giuan”: Il borgo deve il suo nome ad un dipinto murale con l’effigie di S. Giovanni posto sulla casa al n° civico 29 di via Matteotti. Identifica la zona che va dalla via Matteotti alla via Crocette. 

 

Aristide Grassi

 

 

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