Giuseppe Mariani

Giuseppe Mariani nasce a Castellucchio il 30 marzo 1898 in una modesta famiglia di braccianti; mandriano fin dall'età di 7 anni, si avvicina da giovanissimo al socialismo. Già entrato nella cerchia degli adulti, il piccolo Giuseppe passava le domeniche al circolo socialista di Castellucchio ascoltando i discorsi dei grandi e aspettando con impazienza di compiere i dodici anni, l'età minima per esservi ammessi: per diventare cioè un vero « compagno ». « Ah! quale tremenda attesa! » avrebbe candidamente confessato nelle sue memorie. Nel 1913 si trasferisce con la famiglia a Mantova, dove si impiega come sarto; tre anni dopo viene assunto in ferrovia. Allo scoppio della prima guerra mondiale, viene chiamato alle armi nella primavera del 1917 ma dopo essersi ammalato di malaria ed aver trascorso due mesi di convalescenza decide di disertare. Processato, viene assolto per "infermità  mentale" dopo aver simulato uno stato di follia. Si ritrova però disoccupato ed in stato d'indigenza, frequentando comunque i circoli anarchici mantovani e dei ferrovieri. Nei primi mesi del 1919 si reca a Milano, città  in cui trova lavora come meccanico e dove frequenta gli ambienti anarco-individualisti del capoluogo lombardo. In questo periodo viene arrestato con l'accusa di aver partecipato ad una serie di attentati firmati dal gruppo di Bruno Filippi. Partecipa alle prime manifestazioni antifasciste e a quelle del biennio rosso, costituendo con Giuseppe Boldrini ed Ettore Aguggini un gruppo anarco-individualista che organizza e mette in atto due attentati al ristorante Cova di Milano (26 giugno ed 8 agosto). Pochi giorni dopo, sempre con i suoi due fidati compagni ed amici, oltrepassa la frontiera ed entra clandestinamente in Svizzera per sfuggire ad un possibile arresto. Dopo un periodo trascorso a Zurigo, i tre ritornano a Milano nel settembre 1920 con l'intento di dare il proprio contributo alle rivolte del biennio rosso. Il 14 ottobre, Mariani e compagni mettono a segno un'azione diretta contro l'albergo Cavour che doveva ospitare la delegazione inglese partecipante al congresso della Società  delle Nazioni. Si stabilizza preferibilmente a Mantova, frequenta un Circolo di Studi Sociali e si occupa tra l'altro di recuperare armi ed esplosivi da utilizzare per un «necessario movimento insurrezionale». Dopo l'arresto di Malatesta, Borghi e Quaglino (ottobre 1920) e il loro sciopero della fame contro l'ingiusta detenzione (marzo 1921), Mariani e compagni il 23 marzo 1921 fanno esplodere un ordigno al teatro Diana provocando una strage: 21 morti e 80 feriti. L'obiettivo non era il teatro ma l'albergo, dove si pensava risiedesse il questore Giovanni Gasti. Casualità  e approssimazione trasformarono un gesto di solidarietà  verso altri compagni in una drammatica strage che susciterà  orrore anche nel movimento anarchico (l'attentato al Diana faceva parte di una terna di azioni, le altre due sarebbero dovute essere compiute contro la centrale elettrica di via Gladio ed alla sede del giornale socialista «l'Avanti»). L'albergo Diana, soprastante al teatro omonimo, dove risiedeva il questore Giovanni Gasti che spesso si incontrava con Mussolini proprio in quell'edificio. Per imperizia o per incapacità l'organizzatore materiale, Giuseppe Mariani, 23enne mantovano, lasciò la grande cassa colma di oltre 160 candelotti di dinamite non dentro l'albergo, come stabilito, ma al di fuori, sotto le finestre al primo piano dove si trovava il questore. Peccato che al di là del muro al piano terreno vi fosse il teatro. Arrestato e reo confesso, Mariani viene condannato all'ergastolo; in carcere si dedica allo studio e all'attività di sarto. Al processo viene condannato all'ergastolo anche il Boldrini. Aguggini, 19enne, se la cava con 30 anni. Aguggini muore nel 1929 in carcere.  Boldrini, unico che si proclama sempre innocente, finisce in isolamento per 16 anni a Porto Azzurro. Nel 1943 i tedeschi lo deportano in un campo di concentramento dove muore. Mariani passa 10 anni di isolamento a Santo Stefano. Nel 1943 Santo Stefano viene occupata dagli Alleati. I detenuti politici vengono tutti liberati eccezion fatta per comunisti ed anarchici. Mariani guida una rivolta a cui si uniscono anche i detenuti comuni. Vengono prese in ostaggio 64 guardie carcerarie. Alla fine è proprio Mariani a porre fine alla rivolta. L'attentato del Diana diede probabilmente l'aiuto finale al fascismo per trasformarsi da fenomeno assolutamente minoritario, ed inviso alla borghesia, al movimento di massa che subito dopo la fine del Biennio Rosso (1919-20) portò nel giro di pochi mesi Milano e poi l'Italia a schierarsi in toto con Mussolini. Amnistiato e liberato nel 1946 anche grazie all'intervento di Sandro Pertini, continua la sua attività in seno alla Federazione anarchica italiana (FAI) vivendo poveramente come sarto, manovale, dattilografo e libraio tra Spezia, Carrara e Sestri Levante. Il 20 maggio 1951 è delegato al congresso del Comitato Nazionale per le vittime politiche a Bologna. Dopo il congresso della FAI tenutosi a Livorno il 1°-2 maggio 1954 assume l'incarico di responsabile della biblioteca della FAI, incarico rinnovato al congresso di Senigallia (1-4 novembre 1957). In questi anni stringe una forte amicizia con l'anarchico americano di lingua italiana Valerio Isca, nato nel 1900 in Sicilia ed emigrato nel 1922. All'inizio degli anni '50 pubblica due libri autobiografici: «Memorie di un ex terrorista» (Torino, 1953) e «Nel mondo degli ergastoli« (Torino, 1954). Nel 1956 sposa Susy Saunnier (1906-1980), anarchica di origine francese, che gli resta a fianco fino alla morte, avvenuta a Sestri Levante il 25 marzo 1974.

 

www.san.beniculturali.it

www.wikipedia.it

Mazurka blu la strage del Diana – 1979 Vincenzo Mantovani - Rusconi

storiedimilano.blogspot.com

La pagina dedicata alla strage della Domenica del Corriere
L'interno del teatro Diana dopo l'attentato
Titolo del giornale La Stampa sulla strage
Stampa Stampa | Mappa del sito
© Pro loco Castellucchio Piazza A. Pasotti n° 46 46014 Webmaster: Franco Zaffanella